Seguendo l’eredita’ strategica di Napoleone Bonaparte, Cadorna si getto’ nella mischia, oltrepassando il confine dell’Impero Austro-Ungarico sull’Isonzo, indicato appunto, quasi un secolo prima, come unico teatro di guerra in grado di offrire una concreta e veloce risoluzione del conflitto a favore dell’Italia. Ma Napoleone aveva posto come condizione a questa “facile” vittoria, la certezza di non temere alcun tipo di attacco dalla fronte Trentina, pertanto di assicurarsi che questa linea di confine fosse protetta ed oltremodo invalicabile dal nemico. I fatti gli diedero pienamente ragione, proprio perchè Cadorna, dimentico di questa importante condizione “sine qua non” e impegnato a dar “spallate” sull’Isonzo, si vide piombare in casa gli Austriaci, durante la “Spedizione Punitiva” del maggio-giugno 1916. Questa inattesa, ma preannunciata offensiva (Il Servizio Informazioni di Cadorna aveva ripetutamente cercato di metterlo in guardia), ci costrinse ad arroccare sulla difensiva tutta la Prima Armata del Generale Brusati, costringendo il nostro Stato Maggiore ad una grave battuta d’arresto. A onore del vero Cadorna, sin dal marzo precedente, aveva cercato di accorciare il fronte trentino, telegrafando a Brusati di ripiegare e difendersi posizioni principali di resistenza, tuttavia non meglio precisate.

 

Fu proprio questo un importante prodromo del grande errore strategico e soprattutto di mancata supervisione dei sottoposti, che Cadorna commise, in tutta la sua gravita’, nell’ottobre dell’anno successivo. Lasciato infatti senza controllo diretto e, principalmente, senza direttive ben precise, Brusati contravvenne agli ordini e stabilizzò la propria linea del fronte, promuovendo a linea di principale difesa i capisaldi di Coni Zugna, Col Santo, Monte Maggio, Spitz Tonezza e il forte di Vezzena. Proprio come poi si comporto’, un anno dopo, il Generale Capello, egli era infatti convinto che il miglior modo di spezzare un'offensiva era attaccare a propria volta, e non volle prendere in considerazione l'idea di arretrare neanche quando il 26 aprile 1916, grazie alle rivelazioni di alcuni disertori, apparvero chiarissimi il piano nemico e tutti i relativi obiettivi. Cadorna perse dunque mesi di offensiva sull’Isonzo, impegnato com’era ad arginare l’avanzata austriaca in Trentino e a costringere questa fronte su linee difensive posticce e ancor più deboli e pericolose di quelle di anno prima. Benché il disastro di una vera invasione austriaca fosse stato quasi miracolosamente evitato, la “Strafexpedition” provocò anche crisi politica. A livello popolare, aveva desto’ certamente grande scalpore la morte o la cattura di alcuni tra i più conosciuti irredentisti, quali Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Cesare Battisti, Nazario Sauro ed Enrico Toti.

Luigi Cadorna, l'uomo di un sogno

 

Quando il Generale Luigi Cadorna fu messo alla guida dell’esercito italiano nel luglio 1914, in seguito alla scomparsa del Generale Alberto Pollio, lo stesso, intero strumento offensivo bellico del nostro Paese non era certo in grado di affrontare alcun tipo di conflitto, specie se lungo e oneroso in termini di risorse tecniche, logistiche e umane. A Cadorna va quindi subito riconosciuto il merito di essersi proverbialmente rimboccato le maniche e di aver creato e plasmato dal nulla la macchina da guerra dello “stellone d’Italia”, con la quale ci saremmo presentati al tragico appuntamento del 24 maggio 1915.

 

Ma Cadorna, come sappiamo, non si limito’ certo a modernizzare il macrocosmo militare italiano. Se e’ vero che al Regno Unito e alla Francia ci volle tutto il 1914 ed il 1915 per iniziare semplicemente a capire che di tutto un altro genere di conflitto si trattava, rispetto al precedente standard dettato dalle campagne napoleoniche, Cadorna imbraccio’ le armi con un netto vantaggio. Purtroppo questo vantaggio non fu assolutamente tradotto in una reale marcia in piu’ dal nuovo Capo di Stato Maggiore italiano: egli si dimostro’ totalmente cieco davanti ai due anni di sconvolgimenti strategici ai quali la fine della guerra di movimento costrinse tutti i belligeranti.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Salandra, fu sul punto di sollevare Cadorna dal comando, ma il 10 giugno 1916 perse l'incarico a seguito di un voto di sfiducia. Prese il suo posto Paolo Boselli, decano della Camera, ma caratterialmente debole e pertanto incapace di contrastare la vulcanica personalità del Capo di Stato Maggiore. In seguito alle trasformazioni e alle frammentazioni parlamentari operate, ciò che riuscì a fare il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri potrebbe esser riassunto con le stesse parole di Napoleone III, quando sciolse un gabinetto nazionale per formarne un altro: “Avevo creduto di giungere ad una fusione di gradazioni, sono giunto ad una neutralizzazione di forze”. Cadorna si ritrovo’, ancora una volta, solo e incontrastato al comando della Nazione intera. Ma come disse Bissolati, Cadorna era “l’uomo di un sogno”, colui che aveva condotto il governo ed il Paese in una rischiosissima guerra, dipingendola con le tinte accattivanti di una facile ed immediata vittoria, che solo la sua fervida immaginazione aveva potuto concepire.

 

Copyright Alessandro Gualtieri 2010

 

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